“Quando papa’ tornera’ a casa”

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“Quando papa’ tornera’ a casa”
di Emir Imamović
 
„Anche quest’anno, come tutti i precedenti, alla fine di settembre davanti al carcere di Pola e’ arrivato un convoglio di autobus pieno di persone che volevano fare gli auguri di compleanno al loro dio civile Fikret Abdić, “papa’ “, che a Pola sta scontando una pena di 15 anni per crimini di guerra… Con tutta probabilita’ quest’anno e’ stata l’ultima volta in cui il convoglio ha parcheggiato davanti al carcere di Pola, perche’ e’ previsto che Abdić sara’ presto rilasciato, dopo aver scontato due terzi della pena” – cosi’ Damir Pilić, giornalista della “Slobodna Dalmacija”. “La prima ed ultima cosa che mio padre Fikret Abdić desidera fare dopo esser uscito di prigione e’ prendere in mano, insieme agli azionisti che ne sono i veri proprietari, la produzione dell’Agrokomerc per rilanciarla e con questo creare le condizioni per rilanciare anche altri soggetti economici nel territorio del Cantone Una Sana e in Bosnia Erzegovina in generale” – Cosi’ Elvira Abdić Jelenović, la figlia di Fikret Abdić.

„Fikret Abdić era un imprenditore eccezionalmente noto, direttore e creatore di un complesso agroalimentare da 13.000 dipendenti, e sottolineo – era. Per quel che riguarda la “proposta” di Abdić di prendere in mano l’Agrokomerc, diro’ solo una cosa: e’ un uomo che ha piu’ di 70 anni. Spero che sia abbastanza saggio da non pensare ad un ritorno in politica, perche’ cosi’ renderebbe un grande favore al popolo della Krajina. Per quel che riguarda l’economia, la sua esperienza andrebbe ascoltata” – Hamdija Lipovaća, premier del Cantone Una Sana.

Potrebbe essere un buon film. I personaggi, forse, si chiamerebbero diversamente, ed anche il luogo dell’azione, ma questo conta poco. All’inizio il giovane politico, nella sua missione di rilanciare il passato potere politico della sua famiglia, al momento della colazione, caffe’ mattuttino, fra moglie e figli, guarderebbe dalla finestra in un mattino piovoso. All’orizzonte la pioggia cadrebbe su cio’ che una volta era una fabbrica, una potente fabbrica sulla quale si fondava una vita migliore, da tempo ormai dimenticata. In quello stesso momento, un taxi in una piccola, misera cittadina al confine di un paese infelice, porterebbe un settantenne ex galeotto condannato per crimini di guerra. Lui, il vecchio sul sedile posteriore, assorto nella contemplazione di cio’ che un tempo aveva creato ed ora non c’e’ piu’, era il direttore della fabbrica senza la quale migliaia di persone possono solo lentamente morire di fame. In prigione per dieci anni ha pensato solo ad una cosa: come far ripartire la produzione. Insieme, questi due possono essere un tandem di speranza, come un tempo i parenti del giovane giurista con ambizioni politiche e l’ex galeotto. Solo… Fra loro, oggi, e’ passata una guerra, una guerra vera, una guerra letteralmente fratricida.

Fikret Abdić Babo, fra poco, a meta’ marzo, uscira’ di prigione, dopo che, per buona condotta, avra’ scontato i due terzi di una condanna a quindici anni per crimini di guerra. L’agronomo che da una cooperativa di villaggio in una delle zone piu’ sottosviluppate della Bosnia Erzegovina aveva creato un complesso agroalimentare che faceva affari sui mercati dal Medio Oriente al ricco Occidente, ha trascorso gli anni di galera pianificando la rinascita dell’Agrokomerc. Il gigante dell’economia bosniaca che nel frattempo era stato messo in pensione.

Hamdija Lipovača, trentacinquenne laureato in legge, ex sindaco di Bihać ed attuale premier del Cantone Una Sana, e’ un discendente di Hamdija e Hakija Pozderac, la coppia di potenti uomini politici jugoslavi e bosniaci il cui sostegno – di Hamdija in particolare – insieme al talento manageriale, era stato necessario ad Abdić per trasformare Velika Kladuša in un miracolo ancora maggiore per la Bosnia: una cittadina senza disoccupati – eccettuato chi non voleva lavorare – con un brand, come si dice oggi, di uova e pašteta (* pate’ di fegato economico, specialita jugoslava), nella quale i bambini, sulla porta di  case che ancora avevano il pavimento di terra battuta, piu’ a lungo forse di qualunque luogo in Bosnia, andava a prenderli come in un film americano uno scuolabus giallo. Ogni giorno finche’ non finivano le scuole. Al lavoro, appena ottenuto il diploma – o riportato da Sarajevo dove eran stati finanziati agli studi – ci andavano poi da soli.

Il processo a Fikret Abdić alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, nel quale fu giudicato per un accusa di emissione di cambiali senza copertura – la base di un’affaire costruita ad arte – aveva per obiettivo in realta’ la distruzione politica dei Pozderac (i “Kennedy bosniaci”, come li ha definiti il quotidiano Slobodna Bosna), dei quali oggi sono rimasti, sulla scena politica: l’ambizioso Hamdija a Bihać e (sarebbe stato meglio di no) Vuk Jeremić a Belgrado. La vittima collaterale della falcidie dei principi della Krajina al tramonto della Jugoslavia fu l’Agrokomerc. Un’azienda la cui agonia dura ormai da vent’anni. In verita’, l’Agrokomerc e’ gia’ morto, ma nessuno ancora ne ha firmato il certificato di morte.

“Babo” di affari sapeva molto, ma di politica non ha mai capito niente. Neanche ai tempi in cui pensava che ogni problema si risolve con il denaro, e che chiunque potesse ostacolarlo aveva il suo prezzo o paura di Hamdija; ne’ piu’ tardi, quando, sulla soglia della guerra bosniaca, divenne membro del Partito di Azione Democratica. Eppure, tale e quale era, ed era per la verita’ uno Jugoslavo senza alcun rapporto con la tradizione e la fede, un patriota locale e, come oggi gli riconoscono nuovamente, un “grande Krajišnik” (* abitante della Krajina, il nome tradizionale della regione di cui fa parte l’attuale Cantone Una Sana), vincitore della maggiore quantita’ di voti bosniaci: piu’ dell’irresponsabile padre della nazione – Alija Izetbegović. Eppure il posto di presidente della Bosnia erzegovina lo lascio’ proprio a lui, a Izetbegović. Cosa sarebbe accaduto se non lo avesse fatto, non lo sapremo mai. Sappiamo cio’ che e’ accaduto: se ne ando’ da Sarajevo come un paria sospettato di una tendenza al colpo di stato, a Velika Kladuša, nel momento peggiore della guerra, costitui’ la Provincia Autonoma della Bosnia Occidentale alla quale la Croazia mandava biscotti e petrolio, e la Serbia di Milošević gli alti ufficiali dei servizi segreti – Jovica Stanišić prima di tutti – e a seconda delle esigenze i suoi operativi piu’ brutali, come Milorad Ulemek “Legija”.

Abdić,secondo i suoi sostenitori, non voleva altro che cio’ che oggi hanno i cantoni all’interno della Federazione. Ma chiunque parli del macello bosniaco come di un’aggression e con elementi di guerra civile, ha argomenti a suo favore grazie ad Abdić. I suoi soldati combatterono contro il Quinto Corpo d’Armata bosniaco, mentre i suoi partner politici erano i leaders dei secessionisti serbi e croati – Radovan Karadžić e Mate Biban. In quella Provincia Autonoma furono aperti campi di concentramento, picchiati i prigionieri, mentre il cantone di Babo prima dei cantoni si costruiva nello stesso modo della republika Srpska e della Herceg Bosna (* territorio croato che dopo la guerra non trovo’ una sua dimensione ufficiale): con la forza bruta. Fikret Abdić alla fine ha pagato tutto cio’ con i dieci anni passati in carcere, dei quindici totali.

Quando “papa’ ” arrivera’ a casa, dunque, trovera’ ad attenderlo il giovane Lipovaća, astuto Krajišnik che non disdegna l’accumulo del potere, uno dei socialisti di Lagumdžija (*leader della SDP bosniaca) e finanziatore dei progetti dell’effendi Mustafa Cerić (* capo della comunita’ islamica bosniaca), un giurista al quale non manca l’ambizione. Ma l’ambiziosita’ e’ pure la via piu’ breve all’assenza di principi.

Se esiste al mondo una persona alla quale potrebbe venire in mente di provare a rianimare l’Agrokomerc devastato, quello e’ Fikret Abdić Babo. Dice chi e’ addentro alle cose che lui sia l’unico che puo’ riuscirci. “La societa’ bosniaca e’ feudale, soprattutto nella krajina di Cazin, ma laggiu’ la gente sospira per lui. E dall’altra parte lui puo’ funzionare solo con un popolo cosi’. A suo tempo ho visitato tutti i suoi impianti ed ho visto che tutte queste persone vivevano di questo, e vivevano bene. Questa ricetta sperimentata dice che solo questo avrebbe senso, perche’ lui puo’ ricreare questo fenomeno, se lo rilasciano dal carcere. Lui nel socialismo aveva gia’ creato il capitalismo, perche’ gia’ allora lavorava esclusivamente per il mercato, per cui non c’e’ dubbio che potrebbe di nuovo aver successo con l’Agrokomerc”, ha dichiarato di recente un economista croato, il dr. Slavko Kulić.

La storia ostinatamente torna a giocare dove le piace di piu’: il piccolo, capace agronomo si trovera’ di nuovo a quel punto da dove e’ partito dal nulla per innalzarsi fino al cielo, ma se sara’ solo un vecchio odiato o un salvatore dai capelli bianchi dipende, in buona parte, anche dal discendente dei Pozderac che, per nulla casualmente, si chiama Hamdija.

Uno dei registi della vecchia Hollywood aveva un detto: datemi dei buoni personaggi, e qualcosa con loro succedera’. Hamdija Lipovaća, il giovane premier del governo del Cantone Una Sana e Fikret Abdić Babo, il creatore dell’Agrokomerc, autonominato presidente della Provincia Autonoma, e poi repubblica della Bosnia Occidentale, criminale di guerra condannato, sono proprio questo: dei buoni personaggi ai quali di sicuro accadra’ qualcosa. In un film americano, insieme agli ex combattenti rappacificati, accompagnerebbero il primo camion di pašteta destinato a qualche mercato estero, e con esso darebbero l’addio anche ad una guerra che, piu’ di qualsiasi altra cosa, determina i rapporti nella Krajina. Cosi’ come “altre” guerra determinano i rapporti nel resto della Bosnia, un paese devastato senza happy end, nel quale non sono una compagnia piacevole ne’ le anime dei morti, ne’ i vivi ma non pacificati.

EURO-REI, East Europe Renewable Energy Investments

Al via il Progetto EURO-REI, East Europe Renewable Energy Investments

16 agosto 2011

Il settore delle energie rinnovabili sta diventando sempre più rilevante e vantaggioso. La forte esperienza maturata dalle imprese italiane nel settore e il sempre crescente interesse dimostrato dai nostri operatori ad espandersi verso altri mercati rende necessario un intervento mirato per promuovere le singole realtà economiche e favorire le occasioni di incontro per la creazione di nuovi business.

I Paesi dell’area Centro-Est europea hanno dimostrato un forte interesse verso questo settore e hanno cominciato da alcuni anni uno sviluppo mirato in tal senso. Il potenziale espresso rimane però abbastanza basso e assolutamente da potenziare.

Per questo motivo ACCOA – Associazione Camere di Commercio per l’Europa Centrale ha avviato un ambizioso progetto che investirà tutta l’area del Centro-Est Europa: EURO-REI – East-Europe Renewable Energy Investments.

Lo scopo del progetto è di incrementare lo sviluppo della produzione di energia da fonti alternative e rinnovabili nei Paesi dell’area ACCOA. Partendo dalla Croazia, e di seguito in altri Paesi del Centro-Est Europa, una serie di eventi metterà in contatto realtà locali ed italiane sia a livello istituzionale, ma soprattutto imprenditoriale. Il tutto per sviluppare momenti di incontro per favorire la nascita di partnership commerciali e la partecipazione congiunta di aziende a bandi europei e l’accesso a Fondi Strutturali.

Saranno quindi organizzati, a partire da Zagabria, Workshop nelle principali località i cui relatori saranno rappresentanti istituzionali che illustreranno ai partecipanti le principali opportunità di business nel Paese, futuri bandi e le normative locali. In base alla presenza delle aziende partecipanti, saranno predisposti dei tavoli tecnici divisi per settore di appartenenza (solare, eolico…) che saranno il vero momento di incontro fra le imprese.

Parteciperanno all’evento sia imprese italiane che del Paese ospitante in modo da favorire l’occasione di incontro e scambio di informazioni e contatti per l’incremento delle eventuali partnership commerciali nell’ottica di un’internazionalizzazione sempre più consapevole e mirata.

Per ulteriori informazioni si invita a contattare la Segreteria Generale di ACCOA o a scrivere all’indirizzo: [email protected].

Drastico calo delle vendite ai mercati ortofrutticoli (Nezavisne novine)

01.09.2011

BANJALUKA, Nonostante i prezzi della verdura ai mercati ortofrutticoli della RS siano la meta’ di quelli dell’anno scorso, le vendite vanno talmente male che i venditori sono costretti addirittura a regalare i loro prodotti per non doverli buttare.
Al mercato di Banja Luka cinque chili di cipolle costano 1,5 marchi bosniaci (KM), un sacco di cetrioli da dieci chili costa circa 1,5 KM, una cassetta di pomodori  da 11 chili costa due marchi.
Milan Mihajlović, un venditore al mercato di banja Luka, dice che non si vende affatto anche se i prezzi sono cosi’ bassi.
“Le vendite come pure i prezzi, rispetto all’anno scorso, sono dimezzate. I prezzi non riescono a coprire i costi di confezionamento, quindi potete immaginare quanto e’ negativa la situazione e come ci affanniamo con le vendite. Solo la siccita’ ha causato danni enormi, ed ora anche il poco che siam riusciti ad ottenere dai campi non riusciamo a venderlo, e soprattutto questo ci crea problemi”, ha affermato Mihajlović.
Ci ha confermato che spesso accade che si regali la verdura alle persone che vengono, perche’, come dice, meglio cosi’ che non lasciarla marcire.
“Al contrario di quel che avviene con i nostri prezzi, nei negozi e nei centri commerciali i prezzi della verdura sono due volte piu’ alti. Da noi due chili di peperoni costano un marco, mentre loro vendono un chilo per un marco e mezzo, e cosi’ guadagnano su di noi”, ha detto  Mihajlović.
I venditori dei mercati ortofrutticoli affermano che anche se e’ gia’ ora di prepare le scorte per l’inverno (* “zimnica”: in Bosnia c’e’ ancora l’abitudine di preparare una scorta di prodotti casalinghi per l’inverno, marmellate, sottaceti ed altre conserve), le vendite son quasi ferme perche’ e’ evidente che la gente semplicemente non ha soldi neanche per acquistare i generi di base.
La debolezza delle vendite e’ confermata anche dai dati di luglio dell’Istituto di statistica della RS , secondo i quali le vendite dei mercati ortofrutticoli sono diminuite del 15 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. In base agli stessi dati, il valore del venduto e’ minore dell’11 per cento per le patate, del 20 per cento per i pomodori, del 30 per cento per i cavoli, mentre per le arance e le noci i cali variano dal 30 al 40 per cento.
Vladimir Usorac, presidente dell’Associazione dei produttori agricoli della RS, afferma che la siccita’ ha causato enormi danni all’agricoltura e a tutte le colture agricole.
“Cio’ che potrebbe aiutare i produttori agricoli sarebbe il condono dei pagamenti su concimi artificiali e carburanti che abbiamo ricevuto, perche’ frumento e granturco sono distrutti, mentre le vendite di verdura vanno cosi’ male che i produttori non riusciranno a recuperare neanche le spese che hanno sostenuto per acquistare le sementi”, ha dichiarato Usorac. Nezavisne novine

La Gran Bretagna entra a far parte di un progetto di fusione nucleare

9 Settembre 2011
Di Jason Palmer, corrispondente per la Scienza e tecnologia, BBC News

La Gran Bretagna ha formalmente stretto un’alleanza con un laboratorio statunitense con l’intento di sviluppare una fonte di energia pulita tramite la fusione nucleare.

A differenza degli impianti a fissione, il processo impiega dei laser per comprimere i nuclei degli atomi fino a farli unire, generando energia.

La National Ignition Facility (Nif) negli Stati Uniti e’ sul punto di produrre un surplus di energia partendo da questa idea.

L’azienda britannica AWE ed il Rutherford Appleton Laboratory si sono ora uniti al Nif per contribuire a rendere la fusione a laser una fonte di energia che sia commercialmente sfruttabile.

Durante un incontro tenutosi questa settimana alla Royal Society di Londra, sponsorizzato dall’Istituto di Fisica, e’ stato annunciato un memorandum d’intesa fra i tre laboratori.

L’incontro ha coinvolto scienziati e rappresentanti dell’industria in uno sforzo di promuovere un piu’ ampio coinvolgimento britannico in questa tecnologia, necessario per rendere possibile la costruzione di impianti energetici basati sulla fusione a laser.

“Questo e’ il piu’ classico degli esempi di collegamento fra la ricerca scientifica teorica di altissimo livello, il mondo dell’economia e delle opportunita’ commerciali, e ovviamente un’esigenza umana di base: affrontare le pressioni che tutti noi ben conosciamo sul nostro approvvigionamento energetico”, ha affermato David Willetts, ministro britannico della scienza.

L’idea di ottenere energia dalla fusione nucleare e’ antica.

La Gran Bretagna ha una lunga tradizione in un diverso approccio allo stesso obiettivo, usando campi magnetici; ospita il Joint European Torus (Jet), il piu’ grande impianto del mondo di questo tipo, ed un’area sperimentale per l’Iter, l’International Thermonuclear Experimental Reactor.

Ma i tentativi di ottenere la fusione magnetica in anni recenti hanno incontrato sempre maggiori problemi di finanziamento, proprio mentre si stava completando la costruzione del Nif.

Una parte del problema riguardava l’impressione che la capacita’ di raggiungere il pareggio – il punto al quale si produce piu’ energia di quanta se ne consumi – fosse ancora lontana. I critici sostenevano che “l’energia da fusione richiede sempre altri 50 anni per essere realizzata, indipendentemente da quale sia considerato l’anno di partenza”.

Ma Willetts ha affermato durante l’incontro che le cose stanno cambiando. “Penso che cio’ che sta accadendo sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti dimostra che stiamo facendo notevoli progressi con questa tecnologia,” ha dichiarato. “Non si puo’ piu’ minimizzarla come qualcosa che appartiene ad un futuro remoto.”

Il Rutherford Appleton Lab e’ il luogo dove l’idea dell’energia da fusione e’ stata dimostrata per la prima volta, e sia questo laboratorio sia l’AWE sono dotati di laser ad alta intensita’ che possono fungere da impianti sperimentali per tecnologie future.

Chiavi di accensione

L’idea di fusione usa dei pellet di carburante fatti da isotopi dell’idrogeno, il deuterio ed il tritio. Una serie di laser colpiscono i pellet per comprimere il carburante fino a centesimi del volume originale.

Nel corso di questo processo, i nuclei di idrogeno si fondono per creare elio e particelle subatomiche ad alta velocita’, i neutroni, la cui energia, sotto forma di calore, puo’ essere catturata ed usata per l’idea, relativamente fuori moda, di avviare una turbina a vapore.

Fusione laser al Nif – concetti di base

  • 192 raggi laser vengono messi a fuoco, tramite fori, in un contenitore bersaglio chiamato hohlraum
  • Dentro lo hohlraum si trova un pellet da 2 mm che contiene una miscela freddissima di isotopi di idrogeno
  • I laser colpiscono le pareti dello hohlraum, che a loro volta emettono raggi X
  • I raggi X strappano materiale dal rivestimento esterno del pellet di carburante e lo riscaldano ad una temperatura di milioni di gradi
  • Il materiale che sfugge comprime il carburante centinaia di volte
  • Se la compressione del carburante e’ abbastanza intensa e abbastanza uniforme, gli isotopi di idrogeno possono fondersi, creando elio e rilasciando neutroni “caldi”

L’obiettivo e’ ottenere l'”accensione” del carburante, dalla quale il Nif prende il nome – una reazione di fusione autoalimentante che supererebbe ampiamente il punto di pareggio.

Il direttore del Nif, Ed Moses, ha affermato durante l’incontro che si avvicina sempre di piu’ il momento in cui l’accensione sara’ possibile.

“Il nostro obiettivo e’ arrivare all’accensione entro il prossimo paio di anni”, ha dichiarato.

“Abbiamo gia’ realizzato la fusione a livelli piuttosto alti. Anche domenica notte, abbiamo ottenuto il rendimento da fusione piu’ alto che si sia mai verificato.”

Il dr. Moses ha affermato che un solo bombardamento dal laser del Nif – il piu’ grande del mondo – ha liberato un milione di miliardi di neutroni e prodotto per una piccola frazione di secondo piu’ energia di quanta tutto il mondo stesse consumando.

Ma per arrivare all’accensione, quel numero dovrebbe aumentare di circa 1000 volte.

La Gran Bretagna dirige l’High-Power Laser Energy Research (Hiper), un progetto pan-europeo iniziato nel 2005 per far progredire la tecnologia della fusione a laser fino alla realizzazione di un impianto commerciale.

“Ci siamo resi conto diversi anni fa con il Nif… e con l’accensione che diventava probabile, che la fusione sarebbe diventata molto piu’ interessante,” ha affermato John Collier, il direttore di Hiper.

“Ci siamo chiesti: ‘come potremmo fare dei passi avanti, come potrebbe l’Europa elaborare un percorso strategico per la produzione di energia a laser per approfittare di questi sviluppi?’ E questo e’ stato il nucleo originario di Hiper.”

Sia Hiper che Life, un progetto simile al Nif, valutano che un impianto energetico a laser funzionante dovrebbe sostenere un ciclo di piu’ di 10 pellet di carburante al secondo – un milione al giorno. Il Nif, da quando e’ stato completato nel 2009, ha realizzato solo 305 di questi bombardamenti laser, nei suoi tentativi di arrivare all’accensione.

Il professor Collier ha affermato che le sfide tecnologiche di questa situazione sono incredibili opportunita’.

“La fabbrica BMW a Oxford produce una Mini al minuto – se pensate a quanto e’ complesso, credereste che non sia possibile”, ha aggiunto.

“Ma questi sono problemi risolvibili; mattoncini Lego, pallottole – sono oggetti prodotti in enormi quantita’ e ci sono enormi possibilita’ di proprieta’ intellettuale per gli individui e le industrie che vorranno entrare in questo settore.”

I futuri impianti a fusione potrebbero essere molto piu’ piccoli grazie a migliori sorgenti di luce sviluppate a partire da quando il Nif per primo apri’ la via.

Il progetto della centrale elettrica a biomasse (Primorski Dnevnik)

Un progetto per la centrale elettrica a biomasse

A Trieste in futuro si potrebbero produrre gas ed energia elettrica dai rifiuti biologici.

In tema di raccolta differenziata, il comune di Trieste e’ la pecora nera del Friuli Venezia Giulia, visto che la percentuale di rifiuti differenziati e’ ben al di sotto del livello raccomandato dall’Unione Europea. Tuttavia, negli ambienti scientifici triestini e’ stato elaborato un progetto grazie al quale Trieste, a fronte di un adeguato investimento in progresso tecnologico, acquisirebbe la leadership nel campo del trattamento dei rifiuti. Questa e’ la visione della Fondazione Trieste per il Progresso e la Liberta’ delle Scienze (FTI), che ha presentato un progetto per la realizzazione di una grande centrale elettrica a biomasse. L’attuale inceneritore dell’Acegas-Aps verrebbe adattato e ne risulterebbe un sistema sofisticato, con il quale dalla biomassa si produrrebbero elettricita’ e gas. Uno dei soci della Fondazione Trieste e’ proprio il Comune, che esaminerebbe anche il piano finanziario. Il vicepresidente della Fondazione, Paolo Bonivento, ha dato una chiara dimostrazione di come il tutto dovrebbe funzionare. Il progetto prevede una gestione integrata e coordinata dei rifiuti che non fanno parte della raccolta differenziata. Il sistema piu’ efficente e’ la separazione dei rifiuti in acqua, perche’ fa si’ che i rifiuti si distribuiscano da se’ in strati differenti. Nella fase seguente alcuni rifiuti vengono reindirizzati alle discariche ed all’inceneritore, che restera’ operativo, altri invece vengono riciclati. Per i rifiuti biologici e’ adeguato il trattamento con microalghe, che migliorano la qualita’ della biomassa, mentre assorbono l’anidride carbonica emessa dall’inceneritore. Una parte della biomassa (compost) sarebbe disponibile per usi agricoli, mentre dal resto si produrrebbe biogas (e poi da questo elettricita’), ed anche metano per uso comune. Non ci sarebbero scarti perche’ anche l’acqua sarebbe riciclata.

Il progetto e’ stato presentato da Paolo Bonivento (KROMA).