EURO-REI, East Europe Renewable Energy Investments

Al via il Progetto EURO-REI, East Europe Renewable Energy Investments

16 agosto 2011

Il settore delle energie rinnovabili sta diventando sempre più rilevante e vantaggioso. La forte esperienza maturata dalle imprese italiane nel settore e il sempre crescente interesse dimostrato dai nostri operatori ad espandersi verso altri mercati rende necessario un intervento mirato per promuovere le singole realtà economiche e favorire le occasioni di incontro per la creazione di nuovi business.

I Paesi dell’area Centro-Est europea hanno dimostrato un forte interesse verso questo settore e hanno cominciato da alcuni anni uno sviluppo mirato in tal senso. Il potenziale espresso rimane però abbastanza basso e assolutamente da potenziare.

Per questo motivo ACCOA – Associazione Camere di Commercio per l’Europa Centrale ha avviato un ambizioso progetto che investirà tutta l’area del Centro-Est Europa: EURO-REI – East-Europe Renewable Energy Investments.

Lo scopo del progetto è di incrementare lo sviluppo della produzione di energia da fonti alternative e rinnovabili nei Paesi dell’area ACCOA. Partendo dalla Croazia, e di seguito in altri Paesi del Centro-Est Europa, una serie di eventi metterà in contatto realtà locali ed italiane sia a livello istituzionale, ma soprattutto imprenditoriale. Il tutto per sviluppare momenti di incontro per favorire la nascita di partnership commerciali e la partecipazione congiunta di aziende a bandi europei e l’accesso a Fondi Strutturali.

Saranno quindi organizzati, a partire da Zagabria, Workshop nelle principali località i cui relatori saranno rappresentanti istituzionali che illustreranno ai partecipanti le principali opportunità di business nel Paese, futuri bandi e le normative locali. In base alla presenza delle aziende partecipanti, saranno predisposti dei tavoli tecnici divisi per settore di appartenenza (solare, eolico…) che saranno il vero momento di incontro fra le imprese.

Parteciperanno all’evento sia imprese italiane che del Paese ospitante in modo da favorire l’occasione di incontro e scambio di informazioni e contatti per l’incremento delle eventuali partnership commerciali nell’ottica di un’internazionalizzazione sempre più consapevole e mirata.

Per ulteriori informazioni si invita a contattare la Segreteria Generale di ACCOA o a scrivere all’indirizzo: [email protected].

Drastico calo delle vendite ai mercati ortofrutticoli (Nezavisne novine)

01.09.2011

BANJALUKA, Nonostante i prezzi della verdura ai mercati ortofrutticoli della RS siano la meta’ di quelli dell’anno scorso, le vendite vanno talmente male che i venditori sono costretti addirittura a regalare i loro prodotti per non doverli buttare.
Al mercato di Banja Luka cinque chili di cipolle costano 1,5 marchi bosniaci (KM), un sacco di cetrioli da dieci chili costa circa 1,5 KM, una cassetta di pomodori  da 11 chili costa due marchi.
Milan Mihajlović, un venditore al mercato di banja Luka, dice che non si vende affatto anche se i prezzi sono cosi’ bassi.
“Le vendite come pure i prezzi, rispetto all’anno scorso, sono dimezzate. I prezzi non riescono a coprire i costi di confezionamento, quindi potete immaginare quanto e’ negativa la situazione e come ci affanniamo con le vendite. Solo la siccita’ ha causato danni enormi, ed ora anche il poco che siam riusciti ad ottenere dai campi non riusciamo a venderlo, e soprattutto questo ci crea problemi”, ha affermato Mihajlović.
Ci ha confermato che spesso accade che si regali la verdura alle persone che vengono, perche’, come dice, meglio cosi’ che non lasciarla marcire.
“Al contrario di quel che avviene con i nostri prezzi, nei negozi e nei centri commerciali i prezzi della verdura sono due volte piu’ alti. Da noi due chili di peperoni costano un marco, mentre loro vendono un chilo per un marco e mezzo, e cosi’ guadagnano su di noi”, ha detto  Mihajlović.
I venditori dei mercati ortofrutticoli affermano che anche se e’ gia’ ora di prepare le scorte per l’inverno (* “zimnica”: in Bosnia c’e’ ancora l’abitudine di preparare una scorta di prodotti casalinghi per l’inverno, marmellate, sottaceti ed altre conserve), le vendite son quasi ferme perche’ e’ evidente che la gente semplicemente non ha soldi neanche per acquistare i generi di base.
La debolezza delle vendite e’ confermata anche dai dati di luglio dell’Istituto di statistica della RS , secondo i quali le vendite dei mercati ortofrutticoli sono diminuite del 15 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. In base agli stessi dati, il valore del venduto e’ minore dell’11 per cento per le patate, del 20 per cento per i pomodori, del 30 per cento per i cavoli, mentre per le arance e le noci i cali variano dal 30 al 40 per cento.
Vladimir Usorac, presidente dell’Associazione dei produttori agricoli della RS, afferma che la siccita’ ha causato enormi danni all’agricoltura e a tutte le colture agricole.
“Cio’ che potrebbe aiutare i produttori agricoli sarebbe il condono dei pagamenti su concimi artificiali e carburanti che abbiamo ricevuto, perche’ frumento e granturco sono distrutti, mentre le vendite di verdura vanno cosi’ male che i produttori non riusciranno a recuperare neanche le spese che hanno sostenuto per acquistare le sementi”, ha dichiarato Usorac. Nezavisne novine

La Gran Bretagna entra a far parte di un progetto di fusione nucleare

9 Settembre 2011
Di Jason Palmer, corrispondente per la Scienza e tecnologia, BBC News

La Gran Bretagna ha formalmente stretto un’alleanza con un laboratorio statunitense con l’intento di sviluppare una fonte di energia pulita tramite la fusione nucleare.

A differenza degli impianti a fissione, il processo impiega dei laser per comprimere i nuclei degli atomi fino a farli unire, generando energia.

La National Ignition Facility (Nif) negli Stati Uniti e’ sul punto di produrre un surplus di energia partendo da questa idea.

L’azienda britannica AWE ed il Rutherford Appleton Laboratory si sono ora uniti al Nif per contribuire a rendere la fusione a laser una fonte di energia che sia commercialmente sfruttabile.

Durante un incontro tenutosi questa settimana alla Royal Society di Londra, sponsorizzato dall’Istituto di Fisica, e’ stato annunciato un memorandum d’intesa fra i tre laboratori.

L’incontro ha coinvolto scienziati e rappresentanti dell’industria in uno sforzo di promuovere un piu’ ampio coinvolgimento britannico in questa tecnologia, necessario per rendere possibile la costruzione di impianti energetici basati sulla fusione a laser.

“Questo e’ il piu’ classico degli esempi di collegamento fra la ricerca scientifica teorica di altissimo livello, il mondo dell’economia e delle opportunita’ commerciali, e ovviamente un’esigenza umana di base: affrontare le pressioni che tutti noi ben conosciamo sul nostro approvvigionamento energetico”, ha affermato David Willetts, ministro britannico della scienza.

L’idea di ottenere energia dalla fusione nucleare e’ antica.

La Gran Bretagna ha una lunga tradizione in un diverso approccio allo stesso obiettivo, usando campi magnetici; ospita il Joint European Torus (Jet), il piu’ grande impianto del mondo di questo tipo, ed un’area sperimentale per l’Iter, l’International Thermonuclear Experimental Reactor.

Ma i tentativi di ottenere la fusione magnetica in anni recenti hanno incontrato sempre maggiori problemi di finanziamento, proprio mentre si stava completando la costruzione del Nif.

Una parte del problema riguardava l’impressione che la capacita’ di raggiungere il pareggio – il punto al quale si produce piu’ energia di quanta se ne consumi – fosse ancora lontana. I critici sostenevano che “l’energia da fusione richiede sempre altri 50 anni per essere realizzata, indipendentemente da quale sia considerato l’anno di partenza”.

Ma Willetts ha affermato durante l’incontro che le cose stanno cambiando. “Penso che cio’ che sta accadendo sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti dimostra che stiamo facendo notevoli progressi con questa tecnologia,” ha dichiarato. “Non si puo’ piu’ minimizzarla come qualcosa che appartiene ad un futuro remoto.”

Il Rutherford Appleton Lab e’ il luogo dove l’idea dell’energia da fusione e’ stata dimostrata per la prima volta, e sia questo laboratorio sia l’AWE sono dotati di laser ad alta intensita’ che possono fungere da impianti sperimentali per tecnologie future.

Chiavi di accensione

L’idea di fusione usa dei pellet di carburante fatti da isotopi dell’idrogeno, il deuterio ed il tritio. Una serie di laser colpiscono i pellet per comprimere il carburante fino a centesimi del volume originale.

Nel corso di questo processo, i nuclei di idrogeno si fondono per creare elio e particelle subatomiche ad alta velocita’, i neutroni, la cui energia, sotto forma di calore, puo’ essere catturata ed usata per l’idea, relativamente fuori moda, di avviare una turbina a vapore.

Fusione laser al Nif – concetti di base

  • 192 raggi laser vengono messi a fuoco, tramite fori, in un contenitore bersaglio chiamato hohlraum
  • Dentro lo hohlraum si trova un pellet da 2 mm che contiene una miscela freddissima di isotopi di idrogeno
  • I laser colpiscono le pareti dello hohlraum, che a loro volta emettono raggi X
  • I raggi X strappano materiale dal rivestimento esterno del pellet di carburante e lo riscaldano ad una temperatura di milioni di gradi
  • Il materiale che sfugge comprime il carburante centinaia di volte
  • Se la compressione del carburante e’ abbastanza intensa e abbastanza uniforme, gli isotopi di idrogeno possono fondersi, creando elio e rilasciando neutroni “caldi”

L’obiettivo e’ ottenere l'”accensione” del carburante, dalla quale il Nif prende il nome – una reazione di fusione autoalimentante che supererebbe ampiamente il punto di pareggio.

Il direttore del Nif, Ed Moses, ha affermato durante l’incontro che si avvicina sempre di piu’ il momento in cui l’accensione sara’ possibile.

“Il nostro obiettivo e’ arrivare all’accensione entro il prossimo paio di anni”, ha dichiarato.

“Abbiamo gia’ realizzato la fusione a livelli piuttosto alti. Anche domenica notte, abbiamo ottenuto il rendimento da fusione piu’ alto che si sia mai verificato.”

Il dr. Moses ha affermato che un solo bombardamento dal laser del Nif – il piu’ grande del mondo – ha liberato un milione di miliardi di neutroni e prodotto per una piccola frazione di secondo piu’ energia di quanta tutto il mondo stesse consumando.

Ma per arrivare all’accensione, quel numero dovrebbe aumentare di circa 1000 volte.

La Gran Bretagna dirige l’High-Power Laser Energy Research (Hiper), un progetto pan-europeo iniziato nel 2005 per far progredire la tecnologia della fusione a laser fino alla realizzazione di un impianto commerciale.

“Ci siamo resi conto diversi anni fa con il Nif… e con l’accensione che diventava probabile, che la fusione sarebbe diventata molto piu’ interessante,” ha affermato John Collier, il direttore di Hiper.

“Ci siamo chiesti: ‘come potremmo fare dei passi avanti, come potrebbe l’Europa elaborare un percorso strategico per la produzione di energia a laser per approfittare di questi sviluppi?’ E questo e’ stato il nucleo originario di Hiper.”

Sia Hiper che Life, un progetto simile al Nif, valutano che un impianto energetico a laser funzionante dovrebbe sostenere un ciclo di piu’ di 10 pellet di carburante al secondo – un milione al giorno. Il Nif, da quando e’ stato completato nel 2009, ha realizzato solo 305 di questi bombardamenti laser, nei suoi tentativi di arrivare all’accensione.

Il professor Collier ha affermato che le sfide tecnologiche di questa situazione sono incredibili opportunita’.

“La fabbrica BMW a Oxford produce una Mini al minuto – se pensate a quanto e’ complesso, credereste che non sia possibile”, ha aggiunto.

“Ma questi sono problemi risolvibili; mattoncini Lego, pallottole – sono oggetti prodotti in enormi quantita’ e ci sono enormi possibilita’ di proprieta’ intellettuale per gli individui e le industrie che vorranno entrare in questo settore.”

I futuri impianti a fusione potrebbero essere molto piu’ piccoli grazie a migliori sorgenti di luce sviluppate a partire da quando il Nif per primo apri’ la via.

Il progetto della centrale elettrica a biomasse (Primorski Dnevnik)

Un progetto per la centrale elettrica a biomasse

A Trieste in futuro si potrebbero produrre gas ed energia elettrica dai rifiuti biologici.

In tema di raccolta differenziata, il comune di Trieste e’ la pecora nera del Friuli Venezia Giulia, visto che la percentuale di rifiuti differenziati e’ ben al di sotto del livello raccomandato dall’Unione Europea. Tuttavia, negli ambienti scientifici triestini e’ stato elaborato un progetto grazie al quale Trieste, a fronte di un adeguato investimento in progresso tecnologico, acquisirebbe la leadership nel campo del trattamento dei rifiuti. Questa e’ la visione della Fondazione Trieste per il Progresso e la Liberta’ delle Scienze (FTI), che ha presentato un progetto per la realizzazione di una grande centrale elettrica a biomasse. L’attuale inceneritore dell’Acegas-Aps verrebbe adattato e ne risulterebbe un sistema sofisticato, con il quale dalla biomassa si produrrebbero elettricita’ e gas. Uno dei soci della Fondazione Trieste e’ proprio il Comune, che esaminerebbe anche il piano finanziario. Il vicepresidente della Fondazione, Paolo Bonivento, ha dato una chiara dimostrazione di come il tutto dovrebbe funzionare. Il progetto prevede una gestione integrata e coordinata dei rifiuti che non fanno parte della raccolta differenziata. Il sistema piu’ efficente e’ la separazione dei rifiuti in acqua, perche’ fa si’ che i rifiuti si distribuiscano da se’ in strati differenti. Nella fase seguente alcuni rifiuti vengono reindirizzati alle discariche ed all’inceneritore, che restera’ operativo, altri invece vengono riciclati. Per i rifiuti biologici e’ adeguato il trattamento con microalghe, che migliorano la qualita’ della biomassa, mentre assorbono l’anidride carbonica emessa dall’inceneritore. Una parte della biomassa (compost) sarebbe disponibile per usi agricoli, mentre dal resto si produrrebbe biogas (e poi da questo elettricita’), ed anche metano per uso comune. Non ci sarebbero scarti perche’ anche l’acqua sarebbe riciclata.

Il progetto e’ stato presentato da Paolo Bonivento (KROMA).