“Quando papa’ tornera’ a casa”

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“Quando papa’ tornera’ a casa”
di Emir Imamović
 
„Anche quest’anno, come tutti i precedenti, alla fine di settembre davanti al carcere di Pola e’ arrivato un convoglio di autobus pieno di persone che volevano fare gli auguri di compleanno al loro dio civile Fikret Abdić, “papa’ “, che a Pola sta scontando una pena di 15 anni per crimini di guerra… Con tutta probabilita’ quest’anno e’ stata l’ultima volta in cui il convoglio ha parcheggiato davanti al carcere di Pola, perche’ e’ previsto che Abdić sara’ presto rilasciato, dopo aver scontato due terzi della pena” – cosi’ Damir Pilić, giornalista della “Slobodna Dalmacija”. “La prima ed ultima cosa che mio padre Fikret Abdić desidera fare dopo esser uscito di prigione e’ prendere in mano, insieme agli azionisti che ne sono i veri proprietari, la produzione dell’Agrokomerc per rilanciarla e con questo creare le condizioni per rilanciare anche altri soggetti economici nel territorio del Cantone Una Sana e in Bosnia Erzegovina in generale” – Cosi’ Elvira Abdić Jelenović, la figlia di Fikret Abdić.

„Fikret Abdić era un imprenditore eccezionalmente noto, direttore e creatore di un complesso agroalimentare da 13.000 dipendenti, e sottolineo – era. Per quel che riguarda la “proposta” di Abdić di prendere in mano l’Agrokomerc, diro’ solo una cosa: e’ un uomo che ha piu’ di 70 anni. Spero che sia abbastanza saggio da non pensare ad un ritorno in politica, perche’ cosi’ renderebbe un grande favore al popolo della Krajina. Per quel che riguarda l’economia, la sua esperienza andrebbe ascoltata” – Hamdija Lipovaća, premier del Cantone Una Sana.

Potrebbe essere un buon film. I personaggi, forse, si chiamerebbero diversamente, ed anche il luogo dell’azione, ma questo conta poco. All’inizio il giovane politico, nella sua missione di rilanciare il passato potere politico della sua famiglia, al momento della colazione, caffe’ mattuttino, fra moglie e figli, guarderebbe dalla finestra in un mattino piovoso. All’orizzonte la pioggia cadrebbe su cio’ che una volta era una fabbrica, una potente fabbrica sulla quale si fondava una vita migliore, da tempo ormai dimenticata. In quello stesso momento, un taxi in una piccola, misera cittadina al confine di un paese infelice, porterebbe un settantenne ex galeotto condannato per crimini di guerra. Lui, il vecchio sul sedile posteriore, assorto nella contemplazione di cio’ che un tempo aveva creato ed ora non c’e’ piu’, era il direttore della fabbrica senza la quale migliaia di persone possono solo lentamente morire di fame. In prigione per dieci anni ha pensato solo ad una cosa: come far ripartire la produzione. Insieme, questi due possono essere un tandem di speranza, come un tempo i parenti del giovane giurista con ambizioni politiche e l’ex galeotto. Solo… Fra loro, oggi, e’ passata una guerra, una guerra vera, una guerra letteralmente fratricida.

Fikret Abdić Babo, fra poco, a meta’ marzo, uscira’ di prigione, dopo che, per buona condotta, avra’ scontato i due terzi di una condanna a quindici anni per crimini di guerra. L’agronomo che da una cooperativa di villaggio in una delle zone piu’ sottosviluppate della Bosnia Erzegovina aveva creato un complesso agroalimentare che faceva affari sui mercati dal Medio Oriente al ricco Occidente, ha trascorso gli anni di galera pianificando la rinascita dell’Agrokomerc. Il gigante dell’economia bosniaca che nel frattempo era stato messo in pensione.

Hamdija Lipovača, trentacinquenne laureato in legge, ex sindaco di Bihać ed attuale premier del Cantone Una Sana, e’ un discendente di Hamdija e Hakija Pozderac, la coppia di potenti uomini politici jugoslavi e bosniaci il cui sostegno – di Hamdija in particolare – insieme al talento manageriale, era stato necessario ad Abdić per trasformare Velika Kladuša in un miracolo ancora maggiore per la Bosnia: una cittadina senza disoccupati – eccettuato chi non voleva lavorare – con un brand, come si dice oggi, di uova e pašteta (* pate’ di fegato economico, specialita jugoslava), nella quale i bambini, sulla porta di  case che ancora avevano il pavimento di terra battuta, piu’ a lungo forse di qualunque luogo in Bosnia, andava a prenderli come in un film americano uno scuolabus giallo. Ogni giorno finche’ non finivano le scuole. Al lavoro, appena ottenuto il diploma – o riportato da Sarajevo dove eran stati finanziati agli studi – ci andavano poi da soli.

Il processo a Fikret Abdić alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, nel quale fu giudicato per un accusa di emissione di cambiali senza copertura – la base di un’affaire costruita ad arte – aveva per obiettivo in realta’ la distruzione politica dei Pozderac (i “Kennedy bosniaci”, come li ha definiti il quotidiano Slobodna Bosna), dei quali oggi sono rimasti, sulla scena politica: l’ambizioso Hamdija a Bihać e (sarebbe stato meglio di no) Vuk Jeremić a Belgrado. La vittima collaterale della falcidie dei principi della Krajina al tramonto della Jugoslavia fu l’Agrokomerc. Un’azienda la cui agonia dura ormai da vent’anni. In verita’, l’Agrokomerc e’ gia’ morto, ma nessuno ancora ne ha firmato il certificato di morte.

“Babo” di affari sapeva molto, ma di politica non ha mai capito niente. Neanche ai tempi in cui pensava che ogni problema si risolve con il denaro, e che chiunque potesse ostacolarlo aveva il suo prezzo o paura di Hamdija; ne’ piu’ tardi, quando, sulla soglia della guerra bosniaca, divenne membro del Partito di Azione Democratica. Eppure, tale e quale era, ed era per la verita’ uno Jugoslavo senza alcun rapporto con la tradizione e la fede, un patriota locale e, come oggi gli riconoscono nuovamente, un “grande Krajišnik” (* abitante della Krajina, il nome tradizionale della regione di cui fa parte l’attuale Cantone Una Sana), vincitore della maggiore quantita’ di voti bosniaci: piu’ dell’irresponsabile padre della nazione – Alija Izetbegović. Eppure il posto di presidente della Bosnia erzegovina lo lascio’ proprio a lui, a Izetbegović. Cosa sarebbe accaduto se non lo avesse fatto, non lo sapremo mai. Sappiamo cio’ che e’ accaduto: se ne ando’ da Sarajevo come un paria sospettato di una tendenza al colpo di stato, a Velika Kladuša, nel momento peggiore della guerra, costitui’ la Provincia Autonoma della Bosnia Occidentale alla quale la Croazia mandava biscotti e petrolio, e la Serbia di Milošević gli alti ufficiali dei servizi segreti – Jovica Stanišić prima di tutti – e a seconda delle esigenze i suoi operativi piu’ brutali, come Milorad Ulemek “Legija”.

Abdić,secondo i suoi sostenitori, non voleva altro che cio’ che oggi hanno i cantoni all’interno della Federazione. Ma chiunque parli del macello bosniaco come di un’aggression e con elementi di guerra civile, ha argomenti a suo favore grazie ad Abdić. I suoi soldati combatterono contro il Quinto Corpo d’Armata bosniaco, mentre i suoi partner politici erano i leaders dei secessionisti serbi e croati – Radovan Karadžić e Mate Biban. In quella Provincia Autonoma furono aperti campi di concentramento, picchiati i prigionieri, mentre il cantone di Babo prima dei cantoni si costruiva nello stesso modo della republika Srpska e della Herceg Bosna (* territorio croato che dopo la guerra non trovo’ una sua dimensione ufficiale): con la forza bruta. Fikret Abdić alla fine ha pagato tutto cio’ con i dieci anni passati in carcere, dei quindici totali.

Quando “papa’ ” arrivera’ a casa, dunque, trovera’ ad attenderlo il giovane Lipovaća, astuto Krajišnik che non disdegna l’accumulo del potere, uno dei socialisti di Lagumdžija (*leader della SDP bosniaca) e finanziatore dei progetti dell’effendi Mustafa Cerić (* capo della comunita’ islamica bosniaca), un giurista al quale non manca l’ambizione. Ma l’ambiziosita’ e’ pure la via piu’ breve all’assenza di principi.

Se esiste al mondo una persona alla quale potrebbe venire in mente di provare a rianimare l’Agrokomerc devastato, quello e’ Fikret Abdić Babo. Dice chi e’ addentro alle cose che lui sia l’unico che puo’ riuscirci. “La societa’ bosniaca e’ feudale, soprattutto nella krajina di Cazin, ma laggiu’ la gente sospira per lui. E dall’altra parte lui puo’ funzionare solo con un popolo cosi’. A suo tempo ho visitato tutti i suoi impianti ed ho visto che tutte queste persone vivevano di questo, e vivevano bene. Questa ricetta sperimentata dice che solo questo avrebbe senso, perche’ lui puo’ ricreare questo fenomeno, se lo rilasciano dal carcere. Lui nel socialismo aveva gia’ creato il capitalismo, perche’ gia’ allora lavorava esclusivamente per il mercato, per cui non c’e’ dubbio che potrebbe di nuovo aver successo con l’Agrokomerc”, ha dichiarato di recente un economista croato, il dr. Slavko Kulić.

La storia ostinatamente torna a giocare dove le piace di piu’: il piccolo, capace agronomo si trovera’ di nuovo a quel punto da dove e’ partito dal nulla per innalzarsi fino al cielo, ma se sara’ solo un vecchio odiato o un salvatore dai capelli bianchi dipende, in buona parte, anche dal discendente dei Pozderac che, per nulla casualmente, si chiama Hamdija.

Uno dei registi della vecchia Hollywood aveva un detto: datemi dei buoni personaggi, e qualcosa con loro succedera’. Hamdija Lipovaća, il giovane premier del governo del Cantone Una Sana e Fikret Abdić Babo, il creatore dell’Agrokomerc, autonominato presidente della Provincia Autonoma, e poi repubblica della Bosnia Occidentale, criminale di guerra condannato, sono proprio questo: dei buoni personaggi ai quali di sicuro accadra’ qualcosa. In un film americano, insieme agli ex combattenti rappacificati, accompagnerebbero il primo camion di pašteta destinato a qualche mercato estero, e con esso darebbero l’addio anche ad una guerra che, piu’ di qualsiasi altra cosa, determina i rapporti nella Krajina. Cosi’ come “altre” guerra determinano i rapporti nel resto della Bosnia, un paese devastato senza happy end, nel quale non sono una compagnia piacevole ne’ le anime dei morti, ne’ i vivi ma non pacificati.

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